giovedì 09 febbraio 2012 19:47

Macedonia-Italia e ritorno

16.02.2010    scrive Risto Karajkov

ydaci/flickr
Ancora dal parco nazionale di Mavrovo, la bella storia imprenditoriale di Tefik, specialista di edilizia naturale, dei suoi anni in Italia e dei suoi progetti di sviluppo sostenibile. Un'intervista del nostro corrispondente
Tefik Tefikoski, soprannominato “Tutto”, è un macedone con grande spirito d’iniziativa, tornato in patria dopo un periodo di lavoro in Italia. Già da molti anni lavora a un progetto nel suo villaggio natale, Jance, nel cuore del Parco Nazionale di Mavrovo. Tefik è uno specialista nel campo delle costruzioni: negli oltre 15 anni che ha trascorso in Italia ha gestito una propria ditta di costruzioni e ristrutturazioni. Tornato in patria, ha lanciato il progetto di ristrutturazione delle vecchie case di Jance, dove utilizza soltanto materiali naturali e ridona alle vecchie case il loro aspetto originario. “Tutto” ha dato il via, praticamente da solo, ad un’avventura che sta rapidamente trasformando Jance in una delle località più ambite dagli amanti del turismo rurale. Altri hanno deciso di imitarlo: anche un investitore italiano ha acquistato una casa a Jance e la sta ristrutturando con l’aiuto di Tefik. Probabilmente, molti altri seguiranno il suo esempio. Tefik ovviamente non è solo un imprenditore particolarmente astuto, ma anche un vero amante della natura e delle tradizioni della sua terra. Nel corso dell’intervista che ha rilasciato a Osservatorio, Tefik ci ha parlato dell’edilizia naturale, dell’attività che svolge a Jance e dell’importanza della tutela ambientale.

Quando ha cominciato a lavorare usando solo materiali naturali?

Molto tempo fa. Ho cominciato a lavorare in una ditta di costruzioni quando ero ancora un ragazzino, all’età di 12-13 anni. Era un modo per mantenermi agli studi. Mi sono unito a una squadra di “majstori” [un termine di uso comune che sta ad indicare una squadra di operai edili]. Nel 1982 mi sono trasferito a Gostivar per frequentare le scuole superiori e, nel pomeriggio, continuavo a lavorare come operaio edile. Il nostro“majstori” Rekanci [di Mavrovo] era famoso in tutta la ex Jugoslavia. Lavoravamo moltissimo nell’area della costa adriatica; l’edilizia era una vera e propria tradizione della nostra regione di Rekanski. Nel 1988 sono emigrato, prima in Germania e poi, nel ‘92, in Italia, dove ho vissuto fino a pochissimo tempo fa. All’epoca era in atto un vero e proprio boom dell’edilizia in Italia e c’era scarsità di manodopera qualificata in questo campo. Molti operai edili macedoni sono emigrati in Italia, e là vivono e lavorano ancora adesso. In Italia ho affinato ulteriormente le mie capacità. Ho avuto la fortuna di entrare in una squadra di operai edili italiani piuttosto anziani, specializzati in tecniche edilizie di stampo tradizionale. Ho lavorato con loro per 3-4 anni, e ciò mi ha aiutato ad ampliare le mie conoscenze. Nel mio villaggio natale, Jance, le case sono state costruite con terra, roccia e legno, e molte di queste abitazioni risalgono a più di 200 anni fa. Io avevo già qualche nozione di tecniche edilizie tradizionali, e in Italia mi è risultato facile apprenderne di nuove. Molti lavori di costruzione venivano eseguiti usando materiale artificiale, forse più facile da lavorare e meno caro, ma pieno di componenti chimici dannosi. Non mi sono mai piaciuti, e gradualmente li ho abbandonati. Mi sono reso conto che molti clienti nell’Italia settentrionale cercavano operai in grado di lavorare con materiali tradizionali. Ci sono molte vecchie case in quell’area, e i proprietari faticano a trovare persone con le conoscenze e le abilità necessarie per lavorare con materiali naturali, poiché la maggior parte degli operai edili lavora con prodotti prefabbricati. In breve, ho trovato la mia nicchia di mercato. Io e la mia squadra abbiamo iniziato a lavorare con questi materiali manualmente, anche perché non potevo permettermi i macchinari necessari. Ho capito poi che ai clienti la cosa piaceva molto, ed erano disposti anche a pagare una cifra più alta di quanto di solito viene richiesto per questo tipo di lavoro.

Circa sette anni fa un architetto mi ha invitato a un seminario sul tema dell’edilizia ecologica. Il seminario si teneva in una casa di Treviso, che il proprietario aveva messo a disposizione perché i partecipanti al seminario potessero esercitarsi. Era infatti molto interessato ai temi dell’edilizia ecologica. Io avevo già un bel po’ d’esperienza, e questa fu l’opportunità di dimostrare ciò di cui ero capace. Alcuni degli architetti e altri esperti presenti al seminario capirono immediatamente che io conoscevo molte delle cose di cui si era parlato al seminario, non soltanto dal punto di vista teorico, ma anche pratico. Pochi mesi dopo, mi telefonò il proprietario chiedendomi di ricostruire la casa utilizzando esclusivamente materiali naturali. Abbiamo utilizzato soltanto terra, mattoni a base di terra e legno: a fine lavori, io e la casa siamo apparsi su una rivista specializzata.

In cosa consiste la differenza tra edilizia tradizionale e naturale?

Al momento molte case sono costruite interamente in cemento, dalle fondazioni fino al tetto. Il cemento è estremamente sensibile all’umidità, che assorbe molto facilmente ma rilascia molto lentamente. In passato invece si usava la calce e altri materiali naturali, non soltanto per le fondazioni, ma anche per il resto dell’edificio. All’epoca infatti il cemento non esisteva: si usava invece la calce, che in Italia viene chiamata anche calce romana, e moltissima terra. Adesso invece questi materiali non vengono più utilizzati da nessuna parte, eccetto, forse, qualche villaggio nelle zone rurali dell’Africa.. Io ho lavorato moltissimo in diverse parti d’Europa e non ho mai visto mai, e dico mai, nessuno lavorare con la terra. La terra oggi si trova soltanto in case davvero vecchie. Abbiamo quindi pensato di iniziare a promuovere l’uso di questo materiale, in special modo con il gruppo ANAB (Associazione Nazionale Architettura Bioecologica), di cui ero socio e che mi chiedeva spesso di occuparmi dei laboratori pratici durante i suoi seminari

Circa cinque anni fa ho affittato un locale dove ho messo in pratica un sacco di tecniche sperimentali di costruzione con la terra. Così ho capito che la terra è un materiale eccellente non soltanto in termini di struttura, ma anche per capacità di regolazione dell’umidità, e dal punto di vista dell’isolamento termico e acustico. Se si prendono come esempio le case di Jance, le travi in legno si sono conservate perfettamente per 200 anni e sono state rivestite esclusivamente con terra: ciò significa che la terra le ha isolate perfettamente, altrimenti il tetto ne risulterebbe danneggiato, l’acqua vi sarebbe penetrata, e le travi sarebbero state letteralmente mangiate dall’umidità. Queste case sono la prova che la terra è un materiale resistente, che gli oggetti costruiti con la terra sono destinati a durare. Questa è una delle ragioni per cui sono tornato. Volevo che questa tradizione continuasse. Queste sono strutture costruite secondo un criterio ecologico, realizzate con materiali provenienti dal posto: terra, legno, roccia. Alcuni tipi di terra presenti nell’area sono di qualità eccellente, possono diventare duri come pietra. A Jance abbiamo anche moltissime cave.

È importante conservare le tradizioni. Molti miei conterranei sono emigrati e hanno lavorato all’estero per 30 anni e più. Spesso, quando tornavano, abbattevano le loro vecchie case e ne costruivano di nuove, fatte di materiali prefabbricato. Demolivano queste bellissime vecchie case, con muri solidi e antichi, e le ricostruivano usando il cemento. Le nuove case si impregnavano di umidità e, nel giro di una decina d’anni, dovevano essere nuovamente ristrutturate, mentre le vecchie case sono ancora in perfetto stato di conservazione.

Quando hai deciso di tornare e di metterti a ristrutturare vecchie case? Come è iniziata questa tua attività?

A volte mi sembra di non essere mai partito... (ride). In Italia ho capito l’importanza dello sviluppo rurale e il potenziale che hanno le aree rurali. Qui in Macedonia, l’area che ospita il Parco Nazionale di Mavrovo abbonda di risorse. Dio ci ha donato una terra fertile e prospera, dobbiamo soltanto usare bene queste risorse. Ho venduto la mia casa in Italia, a Barbisano, che avevo costruito e ristrutturato da solo. Aveva tutto: piscina, giardino…era magnifica. Spesso ho lavorato ben oltre la mezzanotte per finirla. E poi l’ho venduta. Avevo capito che solo nella mia terra avrei potuto essere felice come desideravo.

Quindi prima hai costruito il tuo Bed & Breakfast e il tuo ristorante, poi sei passato a ristrutturare vecchie case?

A dire il vero, ho iniziato prima con la ristrutturazione. Poi ho capito che i turisti che venivano a Jance avrebbero avuto bisogno anche di un posto dove mangiare. A Jance non c’era neppure un piccolo emporio dove comprare il pane. Così ho aperto un ristorante che offre cucina tipica: all’inizio, non intendevo realizzarne uno così grande, ma si è praticamente evoluto da solo…

Quali sono le prospettive del turismo nella regione di Mavrovo?

La situazione è ancora molto complicata. Non siamo in grado di fornire molti servizi, e quei pochi che abbiamo costano troppo cari, dobbiamo riconoscerlo. Ovviamente, i prezzi sono alti perché il fatturato è basso e non riceviamo aiuti dallo stato. Abbiamo bisogno di strade migliori, di maggiore promozione turistica. Certamente, dobbiamo fornire servizi ai turisti, mettere in atto interventi come la creazione di percorsi attrezzati per il trekking …ma sono convinto che a lungo termine ce la faremo, altrimenti non investirei tante energie in questo progetto. Spero anche che altri seguano il mio esempio e vengano ad investire qui. So che molti dei macedoni emigrati all’estero vorrebbero tornare e investire i propri risparmi in Macedonia. Purtroppo però ci sono troppi impedimenti burocratici. Ad esempio, quando ho dato il via a questo progetto, volevo ristrutturare il vecchio mulino sul fiume. Pensavo che ai turisti sarebbe piaciuto visitarlo, imparare come si produce la farina, cuocere il pane con i metodi tradizionali…ma per fare tutto ciò avevo bisogno dei documenti comprovanti la proprietà del mulino per richiedere un finanziamento. Purtroppo non ho trovato questi documenti da nessuna parte: semplicemente, l’atto di proprietà non esisteva. E ci sono molti casi come questo.

Cosa dovremmo fare in Macedonia per preservare il nostro patrimonio archeologico, come le vecchie case che state ristrutturando a Jance?

Dobbiamo fare un salto di qualità culturale, cambiare il nostro modo di pensare. Molta gente che ha occasione di vedere quello che faccio ha iniziato a mostrare vivo interesse verso il mio lavoro. Molti hanno seguito il mio esempio e adesso usano solo materiali naturali come la terra di ottima qualità presente nella nostra zona. La Macedonia è piena di vecchie case come quelle di Jance, ma molte sono state abbandonate dai proprietari, che sono emigrati all’estero o a Skopje, dove vivono in appartamenti minuscoli. Dobbiamo far rivivere le tradizioni: vorrei organizzare laboratori speciali per mantenere viva la memoria dei metodi di costruzione tradizionali. Un tempo li conoscevamo, sono soltanto andati perduti. Custodire le tradizioni, oltre ad apportare benefici economici, è anche un modo per preservare l’ambiente naturale: utilizziamo solo prodotti locali risparmiando sul trasporto e contribuiamo alla difesa della nostra cultura.
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